Ricordate il post di qualche settimana fa nel quale era citata la giocosa contrapposizione tra i “nostalgici”, coloro che ricordano con piacere le oramai obsolete modalità di comunicazione e i “tecnologici”, irriducibili sostenitori del nuovo che avanza?
Ebbene sembra proprio che la generazione dei “nostalgici” debba cedere il passo di fronte all’evidenza: gli italiani non possono proprio fare a meno del cellulare e anzi, sempre più spesso, ne fruiscono come unico mezzo di comunicazione con il mondo.
A rivelarlo è l’ Autorità per le Telecomunicazioni nell’ultima Relazione al Parlamento: i minuti di traffico voce tra il 2005 e il 2009 sono letteralmente crollati del 32%, passando da oltre 152 miliardi a meno di 104. Il 2009 è stato l’anno della definitiva consacrazione del cellulare: “soli” 103,8 miliardi di minuti di conversazioni passati al telefono fisso contro i 113,8 miliardi di minuti trascorsi al telefonino.
Il sorpasso, nell’aria da parecchi mesi, testimonia quanto gli italiani amino parlare al cellulare, sia per effettuare chiamate locali sia per le internazionali. Il risultato? Si stima che tre famiglie su dieci abbiano definitivamente abbandonato la linea fissa per sposare la filosofia di una comunicazione sempre a portata di mano.
Che dire…che ci piaccia o no siamo tutti testimoni di un cambiamento destinato a trasformare definitivamente il concetto di relazione sociale e tutti gli aspetti ad esso legati. E allora come procedere: è meglio rimanere critici osservatori del cambiamento senza esserne artefici o lasciarsi andare all’omologazione sociale diventandone portavoce?